Travel Stories

Prima settimana in Cambogia

Siamo entrati in un torrido pomeriggio di dicembre, come sempre spaesati e stanchi dalle oltre dieci ore trascorse sul bus proveniente da Bangkok. Come sono diverse dal resto le frontiere. Credo che piu ci si avvicina ad un frontiera e piu si disperde l’identitá del paese. Sono posti neutro né carne nè pesce, si avverte un’aria diversa c’è sempre un po di tensione. Gli sguardi seri di chi lavora nelle innumerevoli bancarelle, di chi controlla i documenti ed i visti e vede scorrere una folla continua di gente che entra ed esce, che attraversa. Nessuno sorride, tranne noi ovviamente, anche se un po tesi, felici di avvicinarsi all’ingresso del nostro quinto paese.

 Dopo una lunga interminabile fila è il nostro turno, ci prendono le impronte digitali, ci chiedono un indirizzo di residenza. In questi casi è sufficiente indicare quello di un hotel o ostello che sia, noi diamo quello della scuola.  Qualche domande informale sul motivo della visita ed eccoci al momento fatidico. Quel rumore come uno schiocco sul passaporto, quel timbro che sembra non arrivare mai ma che ti da un senso di liberazione e puoi rilasciare finalmente il respiro che stavi trattenendo fino a quell’istante. Siamo dentro, ventinove giorni di visto accordati,attraversiamo un altro pezzetto di mondo ci lanciamo di nuovo alla scoperta dell’altro, del diverso.
Risaliamo sul bus che ci porta fino alla stazione centrale di Siem Raep, da li raggiungeremo la scuola che si trova un po fuori città. 
Le prime impressioni di un posto nuovo le abbiamo spesso provate e descritte durante il tragitto percorso su un tuk tuk e cosí succede anche questa volta. Il nostro amico guidatore è molto alla mano, parla un ottimo inglese e addirittura appena partiti mi offre una lattina di birra di benvenuto! Le prime immagini che ci scorrono davanti agli occhi raccontano di una nuova realtà molto povera. Venendo dalla Thailandia dove in gran parte si vive e si respira aria di civiltà e di progresso, siamo impressionati da ció che ci circonda. Sappiamo bene che la Cambogia ha un recente passato di immense sofferenza e tremende stragi. Il genocidio avvenuto sotto il regime comunista dei Khmer Rossi tra il ‘77 e il ‘79 ha raso al suolo intere città ed ucciso una quantita impressionante di persone oltre a distruggere l’identita del popolo cambogiano. Un caso considerato unico e senza precedenti nella storia dell’umanità. Chi si è salvato e le citta rimaste in piedi ha dovuto ricominciare da zero, il paese forte del suo passato cerce lentamente di uscire dalla povertà, nonstante i numerosi problemi, dalla corruzione alla speculazione straniera. Riusciamo appena ad intravedere un paio di strade del centro città per capire come l’intenzione sembra quella di ricreare una copia del modello thai. Una serie di locali in stile occidentale cosparsi di luci e tavoli disposti sulla strada sono riempiti dai turisti intenti ad assaporare un piatto di noodles o bere un frullato di frutta. C’è rimasto poco di autentico, tutto sembra stato messo li per soddisfare le esigenze di qualcun altro. Dai mini market ai banchini di souvenir, dalle agenzie che organizzano tour alle guesthouse, d’altronde ci troviamo nella citta luogo di partenza per le visite ai templi di Angkor Wat. Uno dei siti archeologici e complesso di templi piu grandi e conosciuti al mondo. 
Prendiamo una strada in direzione opposta a quella dei templi, basta uscire di pochissimo dal centro che ci si immerge in una realtá completamente differente. Una sola strada asfaltata scorre lungo il fiume che attraversa la campagna dove sorgono numerosi villaggi, per lo piu formati da capanne o case di legno su palafitte, mercati di cibo e scuole, collegati da strade sterrate. Tutto circondato da risaie, piantagioni di grano, zucche e patate, tra i cibi piu diffusi insieme al pesce, che viene pescato dal fiume ed essiccato al sole per prolungarne il mantenimento e mantenerne alcune proprietà. Ovunque è pieno di immondizia, il fiume stesso è una sorta di discarica, purtroppo anche qui come in altri paesi dell’Asia il problema dello smaltimento rifiuti imperversa oltre a non far parte della cultura di queste persone l’idea di tenere pulito e di non buttare la roba per terra. 
Tra queste stradine polverose, nei pressi di un mercato locale ed a pochi minuti di cammino dal fiume, nasce la ECC school (education center for comunity). L ‘accoglienza che troviamo al nostro arrivo è emozionante, scendiamo dal tuk tuk e siamo avvicinati da due ragazzi e contornati da decine di bambini. Siamo spaesati, sappiamo di essere nel posto giusto ma le nostre aspettative erano diverse, diciamo pure superiori. Veniamo distratti dalla gentilezza dei ragazzi, altri volontari che durante il giro di presentazione della casa e della scuola ci spiegano le regole e le abitudini di questa piccola comunità. Ma piu di tutto ci distrae e ci contagia fin da subito i tanti sorrisi dei bambini, che a primo impatto, tra risate miste ad imbarazzo ci guardano come due veri estranei, quali effettivamente siamo. 
La scuola è molto povera, la struttura decadente e l’ambiente, purtroppo per noi, non particolarmente pulito. Ci sistemano in camera con altre tre ragazze due australiane ed una francese. Siamo un po’ preoccupati, non è proprio semplice ritrovarsi ad affrontare simili situazioni se non ci sei abituato o non lo hai gia fatto in passato. Ci sono ragni sul soffitto, gechi alle pareti ed altri differenti specie di insetti volanti in giro per la stanza, per questo ogni brandina è munita della sua personale zanzariera gigante, all’interno di cui dormiremo per le prossime notti. C’è anche molto disordine e sia la cucina che i bagni non danno tante rassicurazioni in quanto a pulizia ed igene. Tutto questo descrive la situazione e condizione in cui queste persone vivono normalmente ed è per questo che ci facciamo coraggio e proviamo ad affrontarla, poichè in fondo la parte positiva c’è ed ancora dobbiamo scoprirla. La parte positiva ovviamente sono i bambini. 
Decine, centinaia di bambini che si aggirano nel villaggio e ti salutano ad ogni passaggio. Spesso li vedi su una bici piu grande almeno il doppio di loro, sul motorino in due, tre, quattro.. ad un età in cui noi non sapevamo ancora come salirci su un motorino. Sono loro che ti danno la forza di provarci, la loro felicità viene prima, di tutto.

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