Travel Stories

Hasta luego Argentina! Nos veremos

Dopo oltre un mese di spostamenti l’idea di fermarsi la stavamo meditando già da un po’, restava soltanto da capire dove. Come è successo nelle lunghe soste precedenti dovevamo anche trovare una motivazione, uno scopo che determinasse la scelta e che ci tenesse impegnati nel luogo designato. Anche questa volta ci affidiamo a workaway.

Ne avevamo parlato in precedenza, per ricordarlo, si tratta di un sito dove è possibile creando un proprio profilo, mettersi alla ricerca di soluzioni di volontariato. Funziona in tutto il mondo e presenta opzioni di qualsiasi genere, a seconda di cosa si cerca, delle proprie capacità e dell’impegno a cui siamo disposti a prendere. Da queste parti lo chiamano ‘intercambio’. Si lavora per ricevere ospitalità, a volte anche cibo, ma soprattutto si mette a disposizione il proprio tempo in cambio di qualcosa, che si tratti di migliorare, di imparare, o semplicemente di stringere relazioni a livello umano. È lo stesso modo con cui trovammo il villaggio in Cambogia esattamente un anno fa. Ci sono molte, tantissime opportunità. Una volta individuata la zona si manda una richiesta specificando il periodo di tempo. Non avendo precisamente un’idea dei nostri spostamenti decidiamo di mandare piú richieste a tipologie diverse di volontariato, in luoghi differenti, prendendo come riferimento il periodo di natale. Il nostro desiderio era di ritrovare una situazione simile a quella sperimentata anno scorso, ma le opzioni erano assai inferiori rispetto a quelle presenti nei paesi asiatici. Non ricevendo risposte in quell’ambito decidiamo di ampliare il raggio d’azione, prendendo in considerazione la possibilità di lavorare in un ostello. Facendo qualche ricerca sul web e grazie ad informazioni ricevute da amici che hanno visitato questi luoghi in precedenza, scopriamo che è usanza molto frequente e comune, soprattutto per viaggiatori. Quella di lavorare in un ostello per un periodo temporaneo è un ottimo modo per prendersi una pausa, per imparare qualcosa di nuovo, per approfondire e migliorare la lingua e le usanze del posto che stiamo visitando. Ma il motivo principale è che si tratta di un modo per condividere, raccontare, incontrare persone nuove con cui è facile stringere amicizia, formare dei legami che durano nel tempo. Perchè quando si viaggia è semplice raccontarsi, si parla in modo piu spontaneo, aperto, senza temere in alcun modo il giudizio di chi come te, sta vivendo uno dei periodi piú entusiasmanti ed emozionanti della propria vita.
Riceviamo due risposte positive in contemporanea una da un ostello in cile vicino alla costa, l’altra é in Argentina a Salta, una cittá a nord di Cordoba che avevamo messo in ponte di visitare, ma che si trova tra le montagne e le temperature per dicembre si prevedono piuttosto elevate. Ci vuole qualche giorno per prendere una scelta definitiva, valutiamo i vari pro e contro, ma nonostante la vicinanza al mare dell’opzione Cile, sará perché ci stiamo trovando a nostro agio ed é un popolo che per molti aspetti ci assomiglia, sarà che la risposta ricevuta ci é sembrata piú convincente, vince l’Argentina. Andiamo a Salta. L’ostello é grazioso, non grandissimo ci sono quaranta posti letto. I volontari, cinque al momento in cui arriviamo noi, dormono in una stanza con dodici letti che condividono anche con eventuali ospiti. Abbiamo quattro giorni lavorativi ciascuno con turni di otto ore, il resto del tempo si ha a disposizione per visitare la città ed i luoghi circostanti, dove si trovano rinomate zone coloniali e montagne colorate. Il lavoro é tutt’altro che faticoso e l’ambiente sereno ci aiuta ad integrarsi al meglio. La mattina si prepara la colazione e si controlla i check out, si prepara i letti e si riceve i nuovi arrivi. Il giorno é piuttosto tranquillo, ci si occupa dei nuovi ospiti, si tiene in ordine la cucina dopo l’orario di pranzo e si propone tour ed escursioni varie per il giorno seguente. Durante il turno di sera e notte si sta dietro al bar e si controlla che ci sia una situazione di tranquillità generale in modo che da mezzanotte tutti riescono a riposare e vengono spente le luci. Si chiude la cassa della giornata e ci si rilassa sul divano in attesa dei ragazzi che sono usciti. In teoria si aspetta mattina presto per andare a comprare il pane della colazione, cercando di dormire il piú possibile. Bisogna sperare però, che i nottambuli non decidono di rientrare ad orari improbabili ed in ordine sparso. In tal caso la nottata in bianco é assicurata, poiché la porta principale é sempre chiusa e durante il proprio turno aprirla al suono del campanello é un compito da cui non ci si può sottrarre. Ci ambientiamo molto rapidamente e questo grazie ai ragazzi volontari che ci accolgono come amici ma anche alla nostra propensione ad adattarsi, che abbiamo maturato in questo ultimo anno. Credetimi che dormire in dodici in una stanza non é proprio il massimo della privacy e della comodità. Per lo spazio, la confusione, gli orari differenti, insomma é un bel compromesso da accettare.
Trascorriamo due settimane divertenti e diverse. Anche nei giorni liberi spesso ci dedichiamo ad aiutare ed imparare cose nuove all’interno dell’ostello. Ogni sera ci raduniamo per preparare una cena differente, tra gente sempre nuova e cibo tipico del posto. Lunghe chiaccherate in lingue differenti, spesso mischiate, ma sempre con l’intento comune di migliorare il proprio spagnolo.
Anche di questo periodo sono tantissimi gli aneddoti ed episodi che ricorderemo nel tempo. Tempo che scorre rapido e che ci accompagna fino ai giorni che precedono il natale. Decidiamo di organizzare una cena il ventiquattro e di coinvolgere anche gli ospiti. Raccogliamo un po’ di soldi per l’asado (grigliata), inoltre ognuno potrà cucinare un piatto tipico del proprio paese. Ne viene fuori una vera e propria festa, si banchetta, si brinda, si balla, per un momento sembra di aver ricreato, almeno in parte, quell’ambiente familiare a cui si é legati, quello spirito che si é soliti condividere durante tali festivitá. Non sarà certo la stessa cosa, ma l’importante é stato vedere l’allegria negli occhi dell gente, aver trasmesso gioia e provato la sensazione di sentirsi uniti.
Purtroppo é sempre il tempo con cui si deve fare i conti ed il tempo dice che arrivato il momento di ripartire. C’é ancora tanta strada da percorrere e dopo quasi due mesi siamo ancora dentro i confini di questa terra.
L’Argentina che ci ha dato tanto, ci ha adottato, trattandoci come fratelli. Ci ha fatto conoscere gente splendida, che speriamo di poter incontrare di nuovo un giorno. Ci ha incantato con i suoi paesaggi e i colori speciali, ci ha fatto riassaporare il cibo ed il vino simili a quelli di casa. Insomma un paese che ci ha affascinato per diversi aspetti. Dal ritmo di musica tra le strade del barrio de la Boca a Buenos Aires, agli interminabili chilometri del deserto della Patagonia. I suoi colori sempre luccicanti, le montagne ed i ghiacciai, i boschi e quei suoi laghi di un colore azzurro, cosí azzurro che soltanto nei mari piú limpidi avevamo visto prima. Ma piú di tutto, come capita spesso, ci rimarrá nel cuore la sua gente, cosi simile e vicina a noi nel modo di essere. Cordiali e generosi, sorridenti e spensierati, semplici ed aperti. Ci hanno fatto sentire come a casa.
Negli ultimi giorni prima di lasciare l’ostello abbiamo la fortuna di riuscire ad affittare una macchina per pochi spiccioli e cosi possiamo ammirare e godere delle meraviglie del nord di questa nazione sconfinata. Vediamo la quebrada (valle) di Cafayate, il cerro (montagna) di sette colori di Pummamarca ed un’altra serie di pittoreschi panorami che richiamano per forme e colore i piú rinomati del Gran Canyon in Arizona, a cui non hanno assolutamente niente da invidiare. Formazioni rocciose danno vita a composizioni simili a quelle di un cartone animato, su uno sfondo di sfumature tra il rosso, l’arancio ed il grigio. Il verde dei cactus giganti cosparsi a macchia dalla strada fino alle cime piú alte, aggiunge un tocco di vegetazione ad un paesaggio aspro ma cosí variopinto da essere unico nel suo genere. Parlando del tempo, che scandisce il nostro essere e che spesso dobbiamo rincorrere sperando che ce ne sia a sufficenza, mi vengono in mente alcune giornate in cui invece sembra che non passi mai. Non si tratta di noia, ne di mancanza di qualcosa. Al contrario, tanto é forte, intensa, l’emozione che si prova in tali giorni, tanto é interessante la scoperta, l’esperienza, che improvvisamente sembra che il tempo si dilati. O forse siamo noi a prolungarlo, perché ciò che stiamo facendo ci assorbe a tal punto che vorremmo che non finisse mai. É successo in India durante il corso di yoga, é capitato di nuovo in quell’ostello, ma potremmo dirlo anche di altre giornate speciali, in situazioni e momenti differenti. Quando la conoscenza di ciò che ti circonda non ti sazia mai abbastanza, ed ogni ora, ogni minuto é prezioso, e lo assapori e ne gioisci a tal punto da farlo durare piú a lungo, da farlo sembrare eterno.
Arriva il momento dei saluti, ed anche a quello ormai siamo piuttosto abituati.
Perciò niente abbracci troppo profondi nè parole strappalacrime, ma un arrivederci ai nostri nuovi amici di varie nazionalità, sempre con l’augurio e la speranza di potersi rincontrare un giorno. Di nuovo con lo zaino in spalla, la consapevolezza di aver vissuto un’ennesima esperienza unica, di aver imparato tanto e per questo di voler proseguire alla ricerca della prossima sfida, la prossima meraviglia, la prossima novitá, amicizia, storia da poter raccontare.
Prendiamo un bus in direzione nord e ci fermiamo a Tilcara, un piccolo paesino tra le montagne a quota duemilasettecento metri sul livello del mare. Mancano pochi giorni alla fine dell’anno e siamo vicini a varcare il confine. Il resto lo sapete giá.
Da lí entreremo in Bolivia, dove siamo oggi. Da lí non scenderemo piú, anzi l’altitudine continuerà a salire fino a raggiungere livelli da record, che mai avevamo sperimentato nemmeno sulle vette dell’Himalaya.
Oggi scriviamo da Copacabana, una cittadina sul lago Titicaca a quasi quattromila metri di altitudine. Anche di questa terra incredibile, la Bolivia, ci sarà modo di parlare piú nei dettagli, ma non è ancora il momento. Ancora siamo letteralmente in estasi, ancora dobbiamo metabolizzare ció che era inaspettato, riorganizzare le idee per trasformare in parole tutto ció che abbiamo visto e vissuto negli ultimi dieci giorni in questa nuova nazione, la decima dalla nostra partenza. Per adesso vogliamo solo rivolgere un caloroso saluto con tantissimo, tutto il nostro affetto a coloro che abbiamo ribattezzato piú volte come primos (cugini). Hasta luego Argentina, nos veremos.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: